Uso dei cosmetici legati al rischio di diabete

16/05/2012 by fisiotera73

Se anche tu usi creme anti age sappi che potresti esperti al rischio di diabete. Se quest’affermazione ti sembra inverosimile allora dovresti ascoltare quanto hanno da dire i ricercatori svedesi che hanno studiato proprio l’assorbimento e il metabolismo delle sostanze contenute nei cosmetici scoprendo qualcosa di davvero insolito.

I cosmetici contengono ftalati e materie plastiche in genere che aumentano il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Il rischio aumenta con l’aumentare dell’età. Lo studio è stato pubblicato su Diabetes Care e sottolinea che il rischio si corre anche se gli ftalati sono minimi.

Si tratta di materiale chimico organico prodotto dal petrolio tra i plastificanti più comuni al mondo. Sono una famiglia di sostanze chimiche usate da oltre 50 anni, principalmente per rendere morbido e flessibile il cloruro di polivinile (PVC). Ce ne sono di diversi tipi tutti simili traforo ma usati per cose diverse.

E’ facile assorbire gli ftalati attraverso le cellule della pelle perché queste sostanze, spesso oleose si trovano un pò dappertutto e sono stati rinvenuti dai ricercatori anche nel sangue delle persone.
 A dare questa notizia sconcertante sono i ricercatori svedesi dell’Università di Uppsala dopo aver condotto un’analisi revisionale in cui sono state coinvolte oltre 1.000 persone, di ambo i sessi, e di età compresa tra i 70 anni e oltre.

I partecipanti facevano parte di un ampio studio detto PIVUS (Prospective Investigation of the Vasculature in Uppsala Seniors).

Gli esperti hanno analizzato una serie di esami e test che prevedevano l’analisi della glicemia a digiuno e  i livelli di insulina. Quindi sono state cercate nel sangue le varie tossine ambientali, comprese le sostanze che si formano quando il corpo entra in contatto con gli ftalati.

Il diabete era senz’altro più comune tra le persone obese ma i ricercatori hanno dimostrato come anche il livello di ftalati coincidesse per una buona percentuale a quasi il doppio rispetto alla norma. Infine, alcuni ftalati sono stati collegati a un’interruzione nella produzione di insulina da parte del pancreas. 

Stiamo dunque attenti quando usiamo i cosmetici a non usare quelli chimici contenenti troppi ftalati.

Arterie: ecco i grassi che le distruggono

08/05/2012 by fisiotera73

Lo sappiamo tutti che i grassi ostruiscono le vene e le arterie e una dieta poco equilibrata può mettere seriamente in difficoltà il nostro cuore.

Come fare dunque per preservare le nostre arterie? Un passo avanti è quello di conoscere gli alimenti che fanno bene al nostro organismo e non è un passo da poco! Un recente studio ha infatti mostrato che una dieta sregolata  e ricca di grassi può mandare fuori uso le nostre arterie in brevissimo tempo.

Un nuovo studio ha messo in evidenza che il tempo che intercorre tra la sregolatezza alimentare la vera e propria distruzione delle arterie è più breve del previsto.

L’apparato cardiovascolare ne risulta subito immediatamente provato se si ingeriscono troppi grassi nocivi, come suggerisce lo studio pubblicato sul Journal of Cardiovascular Translational Research e condotto dai ricercatori della School of Medicine dell’Università della Virginia coordinati dalla dottoressa Marie Billaud.

I ricercatori si sono focalizzati sulle due arterie: la carotidea che è più grande e la toraco-dorsale che è più piccola, stabilendo quindi gli effetti di una dieta ricca di grassi. Lo studio si è avvalso della sperimentazione animale con topi da laboratorio che sono stati alimentati per 6 mesi rispettivamente con una dieta ricca di grassi e una dieta normale. Al termine dello studio i topi alimentati con una dieta ricca di grassi mostravano una rigità maggiore a livello arterioso ed alcune modifiche strutturali. In caso di obesità precoce infatti le arterie grandi e piccole sono alterate, mentre la rigidità arteriosa è visibile solo nei piccoli vasi.

Questo provoca anche l’infiammazione delle cellule adipose che circondano le arterie coronariche. Un altro fenomeno, osservato anche sugli esseri umani, è quello dell’infiammazione. “Un errore pensare solo al colesterolo” affermano i ricercatori. Infatti spesso i livelli di colesterolo e di grassi nel sangue possono apparire normali ma questo non esclude l’infiammazione delle cellule adipose vicino le arterie che può precludere patologie come l’aterosclerosi.
 Questo studio ci dimostra che non avere una dieta equilibrata può avere dei risultati negativi già da subito.

La riabilitazione post-infarto

17/04/2012 by fisiotera73

La riabilitazione post infarto è un momento di estrema importanza, e deve essere studiata nei dettagli, senza lasciare nulla al caso. L’infarto e l’ischemia rappresentano una delle prime cause di mortalità a livello mondiale, ma è anche vero che, se trattato con professionalità, l’ex infartuato può essere protagonista di un recupero graduale e positivo di una larghissima parte delle sue potenzialità.  Dopo il trauma, è importante che la ripresa dell’attività fisica sia programmata in maniera specifica, con precise indicazioni fornite da uno specialista, così da riuscire a focalizzare le esigenze e le caratteristiche particolari della singola persona.

Alcune manovre di ginnastica dolce possono essere eseguite anche pochi giorni dopo l’evento sui soggetti ancora ricoverati, qualora il quadro clinico sia stabile. Il processo prevede un graduale riavvicinamento ai livelli pre-traumatici di attività fisica, con fasi di mobilizzazione prima passiva, poi attiva.

Gli esercizi principali della fase di mobilizzazione passiva prevedono la flesso estensione di diverse parti del corpo, dal collo alle dita dei piedi e delle mani.  Quando il percorso si sposta sulla fase attiva, la ripresa dell’efficienza motoria passa dallo svolgimento controllato di alcuni atti di quotidiana esecuzione, come l’alimentazione e l’utilizzo della stanza da bagno.

Anche i fattori psicologici rivestono un ruolo di non poca rilevanza nell’iter di recupero. La procedura prevede uno screening specifico del soggetto, al fine di individuare alcuni aspetti comportamentali (stati d’ansia ricorrenti, rabbia, sintomatologie depressive etc.) che sono considerati fattori di rischio per le cardiopatie.

Una volta dimesso, è bene che il paziente che ha subito un infarto del miocardio si impegni con costanza e serietà nella messa in atto di alcuni esercizi, e nell’eliminazione di comportamenti dannosi come il tabagismo e la tendenza ad alimentarsi eccessivamente, senza controllare l’apporto dei differenti principi nutritivi. Tra gli esercizi a corpo libero eseguibili in autonomia presso il proprio domicilio, vi sono alcune semplici manovre di inspirazione ed espirazione, accompagnate da lenti movimenti alternati degli arti; molto efficace è anche la ripetizione delle procedure di flesso estensione, effettuabili con respirazione libera.

Dopo aver superato questi primi momenti, è necessario effettuare un test da sforzo, per individuare le linee principali del nuovo quadro clinico, e per organizzare un programma di attività che prevedano un maggior coinvolgimento del muscolo cardiaco, come il cammino veloce, la corsa lenta, il nuoto e lo joga.

Piedi: un aiuto per le vesciche

29/03/2012 by fisiotera73

Si sa, i piedi sono importantissimi per l’equilibrio del nostro corpo e sono anche un importante strumento di seduzione. I piedi però sono anche esposti a numerosi pericoli derivanti dalle calzature, dal modo di camminare, dalla cura che abbiamo dei piedi.

I calli sono uno dei problemi fondamentali dei nostri piedi. Un problema che è seguito subito dalla secchezza al tallone. Gli ispessimenti giallastri non sono solo antiestetici ma creano anche dolore. A lungo andare possono anche creare dei disturbi alle ossa del piede.

Le vesciche invece sono rigonfiamenti della pelle, ovvero vere e proprie bolle di liquido. Nel caso delle vesciche la causa principale è dovuta proprio alle calzature, alla mancanza d’aria dei nostri piedi che, come tutte le altre parti del nostro corpo, devono respirare. Un liquido che brucia e che fa male, le vesciche sono forse il problema più fastidioso in assoluto anche se dura fondamentalmente di meno rispetto ad un callo che necessita di cure continue.

Le vesciche però possono essere dovute anche ad un lavoro che ci costringe a stare spesso in piedi e con calzature chiuse. Ne soffrono principalmente le hostess. C’è da dire che però ogni categoria di lavoratrici cerca di adottare i metodi di sopravvivenza delle proprie gambe e dei propri piedi. Ma spesso non basta.

In presenza di calli sui piedi, per ammorbidire ed idratare la pelle, si possono fare pediluvi a base di acqua tiepida (500 ml) ed olio essenziale di menta (20 ml), dall’azione calmante, antisettica e rinfrescante. I calli inoltre dovrebbero essere annientati sin dal loro inizio con una crema a base di liquirizia dalle proprietà antinfiammatorie.

Per le vesciche, invece, è consigliabile un pediluvio a base di lavanda dalle proprietà idratanti e cicatrizzanti. Le dosi sono: 20 gocce di olio essenziale per 500 ml di acqua tiepida. L’abluzione dei piedi deve durare qualche minuto. Al posto di queste sostanze si può usare anche l’olio essenziale di tea tree e calendola dalle proprietà antibatteriche e antinfiammatorie.

PICCOLI ACCORGIMENTI PER SALVARSI LA VITA

27/03/2012 by fisiotera73

A volte basta poco, qualche attenzione in più, qualche piccolo sacrificio, per evitare il manifestarsi di malattie anche gravi. E non si sottrae alla regola nemmeno una patologia come l’ictus che ogni anno causa in elevata percentuale morte e disabilità. Secondo uno studio condotto dal National Institute of Environmental Medicine del Karolinska di Stoccolma, per esempio, a ridurre per le donne le possibilità di essere colpite da ictus sarebbe l’accortezza di bere almeno un caffè al giorno.

A fare l’inaspettata rivelazione è stata la scienziata Susanna Larsson, coordinatrice della ricerca, secondo la quale “aumentano le prove che indicano che il consumo moderato di caffè può ridurre il rischio di sviluppare malattie come il diabete, il cancro al fegato e ora anche l’ictus”.  Nonostante questo, sarebbe ancora troppo presto e i dati in possesso degli scienziati sarebbero ancora troppo pochi per poter arrivare a definire il caffè una bevanda salutare tout court.

Lo studio svedese è stato condotto lungo l’arco di tempo di un decennio, durante il quale gli scienziati hanno seguito la dieta di quasi 35mila donne tra i 48 e gli 83 anni d’età, constatando che coloro che avevano bevuto regolarmente una tazza di caffè al giorno hanno manifestato il 25 % di probabilità in meno, rispetto al gruppo di controllo, di essere colpite da ictus.

La spiegazione, secondo i ricercatori, starebbe nel fatto che il caffè, bevanda molto diffusa in Italia, essendo ricco di antiossidanti agirebbe anche sull’insulina, diminuendo il rischio di infiammazione e migliorando la sensibilità.

Ma tra i cibi con cui possiamo facilmente arricchire il nostro menù per proteggerci la salute, ce ne sono molti che possono darci una mano a salvarci proprio dall’ictus. Il consumo quotidiano di un frutto ricco di potassio come la banana, ad esempio, aiuta a prevenire gli attacchi. Ma la stessa funzione svolgono anche le albicocche secche e il melone, anch’essi ricchi del prezioso minerale. E anche tra le verdure ne troviamo alcune il cui consumo regolare si dimostra particolarmente indicato per attuare una corretta prevenzione.

Cinque porzioni alla settimana di carote e spinaci – vegetali dall’elevato potere antiossidante – patate (alle quali, però è stata lasciata la buccia) e fagioli, ad esempio, sarebbero tra i prodotti più indicati. Ma ci sono anche l’aglio, per il suo effetto riducente sui livelli del colesterolo, e la cipolla.  A contribuire a ridurre il verificarsi di episodi di ictus sarebbero anche il consumo per almeno tre volte la settimana di pesci grassi, come sgombri e sardine o di altri, come il pesce spada. Il consiglio è di condire tutto preferibilmente con olio di oliva o di colza. Totalmente da evitare, invece, le carni grasse, il sale (che sarebbe causa di micro-ictus) e latticini ad elevato contenuto di grassi.

Inutile aggiungere che andrebbero ridotti o, meglio ancora, evitati sia il fumo che gli alcolici. Smettere di fumare, in particolare, è provvedimento consigliato nei soggetti di qualsiasi età sia che essi siano fumatori moderati che forti.

Anche lontano dalla tavola possiamo, però, fare qualcosa per evitare o almeno ridurre il rischio di ictus. L’abitudine più raccomandata – come per tante altre malattie – è senza dubbio quella di svolgere una regolare attività fisica di intensità lieve-moderata e di tipo aerobico. Ideale, a questo scopo, è una bella passeggiata a passo spedito alla velocità di un chilometro in 10-12 minuti da effettuare, se e quando possibile, tutti i giorni. Con il duplice, benefico e gradito effetto di ridurre le possibilità di subire un attacco di ictus e di mantenere un peso e un aspetto sani e gradevoli e un ottimo umore.